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Come sono fatti i cosmetici? La forma degli oggetti che più usiamo nel quotidiano ha una funzione specifica

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La forma degli oggetti: come sono fatti i cosmetici e come nascono le formule e i packaging, tra scelte di mercato e sostenibilità. Intervista a Intercos e Pibiplast

«Perché è fatto così? A cosa serve?». Questo chiedevamo da piccoli alle nostre mamme e nonne con gli occhi pieni di desiderio, una manciata di prodotti cosmetici in mano – già pesantemente spalmati in faccia – e la voglia di capire cosa ci fosse di così interessante “lì dentro”. La curiosità spontanea che scruta la forma, un concetto splendidamente riassunto dal motto di Virgil Abloh question everything (tradotto: “metti tutto in discussione”), è ancora il principio trainante della ricerca in termini di innovazione nel mondo della cosmesi. Ma non il solo. Alla base di questo processo resiste il principio fondante del design: è la forma che segue la funzione. Cosa serve, dunque, per creare il miglior prodotto possibile mettendo d’accordo necessità di mercato, brand identity e richieste dei consumatori, rispettando le regolamentazioni europee? Abbiamo fatto queste domande a due referenti del Gruppo Intercos, dal 1972 principale operatore italiano nel business to business globale per la creazione, produzione e commercializzazione di prodotti per la cosmesi, skincare e bodycare. Una vera eccellenza a cui si rivolgono i brand per trovare l’equilibrio perfetto tra forma, funzione, creatività, materie prime, performance e sostenibilità economica e ambientale. Chantal Cozza, global strategic marketing & corporate projects vice president di Intercos, sottolinea l’importanza dell’ascolto in ogni fase del processo creativo per rispondere a tutte le esigenze dei clienti intercettate attraverso l’analisi delle tendenze globali. «I nostri marketing manager locali dislocati in tutto il mondo – dal Nord al Sud America passando per Cina, Corea, Giappone, India e ovviamente Europa – condividono informazioni e insight. Così otteniamo un’overview di tendenze a 360° che ci permettono di offrire prodotti sempre nuovi e all’avanguardia».

Materie prime, sostenibilità e riuso alla base dell’innovazione

Oltre alla macchina perfetta del marketing cross-country, il punto di forza di Intercos è la creazione di “materie prime proprietarie”. Una caratteristica che gli garantisce unicità, performance avanzate e velocità di produzione. Il tutto applicato a ogni prodotto che poi viene proposto a un portafoglio di 700 clienti dal mass market al segmento luxury. Questo vantaggio competitivo è possibile grazie a un laboratorio interno dedicato alla ricerca e allo sviluppo, diviso in due macroaree di ricerca, applicata e esplorativa. «La prima è focalizzata sulla messa a punto dei prodotti e coinvolge tutti i processi partendo dalla formulazione chimica, mentre la seconda si concentra nell’ideazione di nuovi ingredienti cosmetici. Questi possono essere creati in modo autonomo o attraverso attività di open innovation, cioè in collaborazione con altre realtà del settore». Ce lo spiega Patrizia Valsesia, IRM Laboratory di Intercos. La sfida è superare gli obiettivi raggiunti e anticipare soluzioni vincenti, per continuare a innovare e creare prodotti dalle performance imbattibili. Un case study interessante per capire come sono fatti i cosmetici del futuro è quello che vede il recupero di materie inutilizzate. Continua a raccontare Valsesia: «Partendo dalle bucce di pomodoro, uno degli scarti dell’industria agroalimentare, siamo riusciti, per esempio, a ottenere un ingrediente utilizzabile in tutte le categorie di prodotti cosmetici, tra quelli per le labbra». Così, implicitamente, che anche le juicy lips più irresistibili possono essere sostenibili. Va nella stessa direzione l’eliminazione delle microplastiche nelle formule. Una scelta che ha anticipato di ben cinque anni la regolamentazione europea: «Si parlava di inquinamento marino da tempo, abbiamo ascoltato mercato e consumatori e lavorato a una soluzione per eliminare un ingrediente mal visto dall’opinione pubblica».

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Smudged vibrant red purple scarlet pink claret maroon textured tint or lipstick on white and multi-colored isolated backgroundTanyaRow/Getty Images

Focus sulla plastica: il minimalismo è futuro

Parla di plastica anche Roberta Sironi, chief commercial & marketing officer di Pibiplast che spiega quali siano le tendenze più richieste nei packaging in termini di sostenibilità. «Si chiede di privilegiare i materiali riciclati, limitare il consumo di plastica vergine, ridurre il peso dei packaging (o sgrammatura) e optare per monomateriali, per favorire il riciclo. I materiali riciclati, tuttavia, per loro natura presentano delle imperfezioni, ovvero hanno una resa estetica minore, mentre la sgrammatura potrebbe compromettere la protezione della formula all’interno; la nostra sfida si concentra pertanto nel trovare l’equilibrio perfetto tra resa estetica e diminuzione dell’uso di plastica. Un gioco di prestigio delicato, ma possibile». Pibiplast è un’azienda che sviluppa soluzioni di packaging e condivide con Intercos la spinta innovativa, alla ricerca di soluzioni che mettano in discussione lo status quo. «Tra le possibili azioni a nostra disposizione per ridurre l’impatto ambientale c’è quella di impegnarsi a consumare e produrre meglio – utilizzando come Pibiplast energia rinnovabile al 100 per cento. Prendiamo a esempio un mascara o un lip gloss, composti normalmente da 5 pezzi: il flacone, la capsula, l’astina, il riduttore che rimuove l’eccesso di prodotto, e l’applicatore, ovvero lo scovolino per il mascara e il floccato per il gloss. Abbiamo recentemente proposto una soluzione mascara dove capsula e astina sono costituiti da un unico pezzo, così come flacone e riduttore, senza compromettere il risultato finale». Alla fine, si tratta sempre di scelte. Ma queste testimonianze sono ottimistiche e dimostrano come la sensibilità dei consumatori verso sostenibilità e performance portino il mercato a muoversi verso una direzione positiva. E più ecologica.

Questo articolo si trova sul numero di Maggio di Vogue Italia 2024

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