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Hunter Schafer per la prima volta sulla cover di Vogue: «La “vera” Hunter non è quella che vedete su Instagram. E mi piace così»

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Hunter Schafer sulla cover di Vogue: «La “vera” Hunter non è quella che vedete su Instagram. E mi piace così»

«Adoro questo servizio di moda. Credo sia uno dei più belli a cui abbia mai preso parte». Quando Hunter Schafer prova eccitazione per qualcosa, il suo entusiasmo diventa quasi palpabile. Mentre parla, prorompe in esclamazioni improvvise e nel suo sguardo c’è quell’eccitazione sincera e contagiosa che di solito si legge negli occhi dei bambini. «È una coincidenza davvero fortunata che sia anche la mia prima copertina per Vogue. E che abbia potuto lavorare con i miei amici Dara, Ethan, Sonny e Fern, che conosco fin dall’adolescenza. La loro presenza sul set mi ha aiutato a sentirmi a mio agio». Schafer si riferisce alla stylist Dara Allen, all’assistente di quest’ultima, Fern Cerezo, al fotografo Ethan James Green e allo hair dresser Sonny Molina. Per questa cover di Vogue, lei e il resto del team hanno fatto un viaggio in New Jersey e scattato in una casa di metà Novecento. Le immagini, che catturano l’attrice apparentemente impegnata a svolgere attività casalinghe, sembrano quasi fotogrammi di un film e rappresentano proprio il tipo di crossover creativo che Schafer trova particolarmente congeniale.

Nata nel 1998 nella Carolina del Nord, due sorelle e un fratello minori, Schafer si è distinta fin da adolescente per il suo attivismo. A soli 17 anni è stata la più giovane sottoscrittrice di una causa contro una proposta di legge del suo Stato natale che, tra le altre cose, intendeva vietare agli studenti trans l’utilizzo delle toilette non riservate al sesso biologico con cui erano stati identificati alla nascita. In seguito, ha scritto articoli per Teen Vogue sulle battaglie sociali sostenute dagli adolescenti trans e sulla sua esperienza di persona che ha cominciato la propria transizione a 14 anni. Dopo la laurea, ha iniziato a lavorare come modella e, all’età di 19 anni, senza alcuna esperienza di recitazione, si è proposta per il ruolo di Jules Vaughn in Euphoria, riuscendo a ottenere la parte. La serie della HBO, che ritrae con realismo e sensibilità il mondo e le sfide psicologiche affrontate dalla Gen-Z, è assurta allo stato di cult, e i fan hanno particolarmente apprezzato l’interpretazione offerta da Schafer dell’anticonformista Jules, che si innamora della tossicodipendente Rue Bennett (Zendaya).

Abito Andreas Kronthaler per VIVIENNE WESTOWODD
Abito ISABEL MARANT

 

Quando le riprese della seconda stagione di Euphoria sono state sospese a causa della pandemia, Schafer ha iniziato a contribuire anche alla stesura della sceneggiatura. Insieme al creatore della serie, Sam Levinson, ha scritto un episodio in parte ispirato alle proprie personali esperienze di vita. «È stato così appagante», ricorda. «Mi ha fatto innamorare della scrittura». Nel 2022 ha diretto due video musicali e ha iniziato a dedicarsi anche alla scenografia. Per essere una che ha sempre odiato la scuola, Schafer sembrerebbe, in realtà, estremamente veloce a imparare. Ma qual è il suo approccio a queste discipline, nuove per lei? «Ho bisogno di osservare e di lavorare accanto a professionisti», spiega. «Non credo che sarei stata pronta a dirigere il mio primo video musicale se non fossi stata così vicino ai creatori di Euphoria durante le prime due stagioni. Sam Levinson è stato il mio mentore, mi ha mostrato come funziona tutto. È stato come frequentare un corso gratuito. Ho dovuto lavorare duramente, ma, quando è arrivato il momento, sentivo di essere pronta. Lo stesso vale per la scrittura. Non avrei mai potuto cominciare senza prima essermi fatta le ossa. Ho trascorso anni a leggere sceneggiature, a cercare di capire come funzionano. Si tratta di acquisire familiarità con un altro lavoro e assorbire a poco a poco le competenze necessarie per svolgerlo».

Anche per Cuckoo, il film horror del regista tedesco Tilman Singer in cui interpreta il suo primo ruolo da protagonista in un lungometraggio, Schafer ha dovuto sviluppare nuove capacità, imparando, tra l’altro, a suonare il basso, a esprimersi con il linguaggio dei segni e a maneggiare un coltello a farfalla. Nella pellicola, in cui veste i panni di Gretchen, una 17enne americana costretta a trasferirsi con il padre e la sua nuova famiglia in una località di villeggiatura sulle Alpi tedesche, l’attrice ha avuto anche la possibilità di fare qualcosa che adora in modo particolare, urlare a squarciagola: «Recitare è praticamente l’unica situazione in cui è socialmente accettabile», dice. «E in un horror si urla parecchio. È qualcosa di molto fisico. Inizio a urlare e lascio che il mio corpo reagisca. È come se fosse lui a prendere il controllo».

Total look BOTTEGA VENETA headpiece NEW YORK VINTAGE

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In occasione della première del film, lo scorso febbraio, durante la Berlinale, Schafer ha “varato” uno dei look della collezione Haute Couture P/E 2024 di John Galliano per Maison Margiela, tra le più acclamate della stagione. L’ensemble era composto da un top off-the-shoulder, un corsetto floreale e una lunga gonna a frange. «Ho adorato quel corsetto, ma indossarlo non è stato facile», confessa. Sarà anche vero, ma in lei non si notava la minima traccia di disagio quando ha sfilato sul red carpet del Festival del Cinema di Berlino: aveva un’aria elfica, fuori dal mondo, mentre si concedeva ai fotografi davanti al Berlinale Palast, le braccia incrociate sul petto come la modella di Margiela durante la sfilata parigina in cui è stata presentata la collezione.

Se il look di Schafer alla Berlinale era di una bellezza ipnotica, quelli sfoggiati alle varie prime di Hunger Games – La ballata dell’usignolo e del serpente, lo scorso novembre, per gentile concessione, tra gli altri, di Schiaparelli, Prada e Marni, erano autentiche opere d’arte. La collaborazione tra l’attrice e la già citata Dara Allen, sua amica fin dai tempi del liceo, è senza dubbio tra quelle creativamente più feconde del panorama hollywoodiano. «Dopo tutti questi anni, Dara e io ci troviamo quasi sempre d’accordo», dice Schafer. «Ma è comunque stimolante, perché le nostre comfort zone estetiche sono molto diverse. Rispetto a me, lei tende a uno stile più elegante e raffinato, particolarmente adatto all’immagine di me che cerco di dare su Instagram. La vera Hunter non è esattamente la stessa persona che si offre allo sguardo del mondo. C’è una dicotomia, e mi piace che sia così. Dara cerca di ingentilirmi, mentre io ho un approccio più provocatorio. Ci spingiamo a vicenda in direzioni diverse».

Abito CHRISTOPHER JOHN ROGERS copricapo Andreas Kronthaler per VIVIENNE WESTWOOD collana SWAROVSKI scarpe MARC JACOBS

Abito CHRISTOPHER JOHN ROGERS, copricapo Andreas Kronthaler per VIVIENNE WESTWOOD, collana @SWAROVSKI, scarpe MARC JACOBS

Affermare che Schafer ami la moda sarebbe riduttivo. Infatti, lei la vive, la sente, la capisce profondamente. Si tratta, tuttavia, di un rapporto che ha subito un’evoluzione nel corso degli anni: «Una volta, la moda era il motivo per cui mi alzavo la mattina, era la mia linfa vitale», racconta. «Persino scegliere gli abiti per la scuola era una cosa che prendevo molto sul serio. Sognavo di non essere in Carolina del Nord, studentessa in un liceo in cui nessuno faceva caso a come ti vestivi. Oggi, il mio lavoro mi porta ad avere un rapporto costante con la moda, e questo fa sì che io la viva in modo più disinvolto. Certo, dedico grande attenzione ai look per gli eventi, ma, nella quotidianità, non mi sento più in dovere di esternare il mio interesse per la moda, perché ormai è un fatto acquisito. Non devo più dimostrare nulla. È più un gioco, un divertimento, fatto di momenti in cui sentirmi a mio agio è tutto ciò che conta e di altri in cui non lo è».

Di recente, Schafer si è trasferita a Los Angeles e attualmente è impegnata ad arredare la sua nuova casa (al momento della nostra intervista, sta anche badando al gatto di una delle sue sorelle). Per lei, che quando faceva la modella si era abituata a vivere con la valigia, avere un posto tutto suo è una sensazione inedita: «Quando torno da un viaggio, mi sento davvero a casa, cosa che non succedeva quando ero in affitto, a New York», dice. Ma, se la sua vita privata è improntata a una tranquilla routine domestica, quella professionale è in pieno fermento. Kinds of Kindness, il nuovo film di Yorgos Lanthimos, il cui arrivo nelle sale italiane è previsto in giugno, la vedrà accanto a Emma Stone e Willem Dafoe, mentre in Mother Mary, che non ha ancora una data di uscita, affiancherà Anne Hathaway. «Euphoria è stata al centro della mia carriera per così tanto tempo…», osserva. «E adesso ho appena il tempo di girare la terza stagione. Ma trovo eccitante che tutto stia accadendo nello stesso momento».

Total look PRADA

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Nel frattempo, Schafer ha trovato anche il modo di approfondire il suo rapporto con la scrittura. «Finora, mi sono limitata a valutare i ruoli che mi venivano offerti o quelli per cui fare un’audizione, ma penso che adesso sarebbe eccitante poter creare i miei personaggi», dice. Rivela di avere una lunga lista di soggetti che, formatasi nel corso degli anni, sta cercando di rielaborare in una forma tale da consentirle di sottoporla ad altri, ma non vuole condividerne alcun dettaglio: «È per proteggere le mie idee», precisa. In ogni caso, di recente ha ammesso di essere stanca di vedersi offrire prevalentemente ruoli di persone trans e di non voler circoscrivere a questi ultimi le sue capacità recitative. E, siccome i limiti le vanno decisamente stretti, non esclude la possibilità di intraprendere una carriera nella moda. Anni fa, aveva fatto domanda di ammissione alla prestigiosa scuola londinese di fashion design Central Saint Martins ed era stata accettata, ma poi ha ottenuto il ruolo di Jules in Euphoria e ha rinunciato. «Sto cavalcando l’onda della recitazione e me la sto godendo», dice. «Ma se l’onda dovesse esaurirsi, potrei iscrivermi alla Central Saint Martins o fare un’esperienza formativa presso qualche studio di fashion design, per poi fondare un mio marchio. È qualcosa che sogno da sempre».

Recitazione, scrittura, regia, moda, disegno (sì, sa fare anche quello): discipline diverse che per Schafer dialogano tra loro. «Credo siano tutte collegate e che si influenzino a vicenda», dice. «Il cinema ne rappresenta in un certo modo la fusione. Se recito in un film o ne sono la produttrice, posso portare un contributo con quello che so sulla moda, sul disegno o sullo storyboarding. Allo stesso modo, se fondassi una casa di moda o fossi una direttrice creativa, potrei sfruttare la mia esperienza in ambito cinematografico e nel campo dell’image making, il che, oggi, sarebbe di particolare utilità, considerando che l’immagine di un marchio si compone di così tanti aspetti». Autodidatta multidisciplinare, Schafer si rivela assetata di conoscenza anche in ambito accademico: «A volte, immagino di riprendere a studiare», dice. «Certo, frequentare una scuola d’arte o di moda potrebbe essere stressante, perché devi essere costantemente concentrata sui tuoi risultati. C’è poi una parte di me che preferirebbe studiare materie scientifiche o umanistiche, per capire meglio il mondo in cui viviamo». C’è stato un tempo in cui dover andare a scuola ogni giorno le pesava, ma ora desidererebbe poter tornare sui banchi: «Vorrei che si potesse andare a scuola in una fase più tarda della vita», dice. «O almeno più tardi nell’arco della giornata. Odiavo alzarmi presto».

Schafer si descrive come una ragazza affetta da iperattività: «Una volta avevo un pessimo rapporto con il sonno», rivela. «C’era talmente tanta energia dentro di me che dormire era un problema. Non riuscivo a spegnere il cervello. Sono seria, capitava che non dormissi anche per due notti di fila. Questo rischia di mandarti in tilt il cervello. Ora assumo dei farmaci per il sonno molto efficaci, che mi hanno cambiato la vita». Ma qual è la forza che mette in moto tutta questa energia? «L’ispirazione», risponde senza esitazione. «In effetti, credo di essere costantemente ispirata. È una sensazione che ho sempre provato, da quando ho memoria. Osservare il lavoro di altre persone e restarne affascinata suscita in me un irrefrenabile impulso a fare la stessa cosa. È un istinto con cui ho sempre convissuto».

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Quando però le chiediamo quali sono le figure che la ispirano, la risposta è meno diretta: «Più che fan delle persone, tendo a esserlo del loro lavoro, per via di ciò che rappresenta», dice. Racconta che, ai tempi della scuola, la sua più grande fonte di ispirazione è stata la fashion blogger Tavi Gevinson, fondatrice della rivista per teenager Rookie, per la quale ha lavorato quando frequentava il liceo. Per quanto riguarda il mondo del cinema, nomina le sceneggiatrici e attrici britanniche Phoebe Waller-Bridge e Michaela Coel, creatrici di due acclamate serie Tv, Killing Eve e I May Destroy You rispettivamente. In Mother Mary, peraltro, Schafer recita a fianco della seconda. «E poi ci sono i miei amici», aggiunge. «Ne ho una cerchia davvero meravigliosa e la maggior parte di loro lavora in ambito artistico. Molti sono musicisti, e io amo tantissimo la musica. Per me, non è facile capirla, perché non è qualcosa di visuale o tangibile, ma la adoro». Quale musica ascolta al momento? «Trovo che l’album Cowboy Carter di Beyoncé sia semplicemente incredibile», dice. «Non mi aspettavo di rimanerne colpita, perché non sono una grande fan della musica country, per quanto questo disco attraversi più generi. E tuttavia, quando l’ho ascoltato per la prima volta, ho avuto una sorta di rivelazione e da allora è la mia colonna sonora quotidiana. Giuro che ha cambiato in meglio la mia vita». E mentre pronuncia queste parole, ecco che riaffiora il suo caratteristico entusiasmo.

Rimane una domanda. Hunter Schafer, che sembra trovare qualcosa di eccitante ovunque posi lo sguardo, si considera più una farfalla sociale o un lupo solitario? «Le cose sono cambiate nel corso degli anni», risponde. «Ero una persona incredibilmente ansiosa, e lo sono ancora, ma molto meno di prima. C’è stato un periodo in cui ero convinta di essere irrimediabilmente introversa, di non essere portata per le relazioni sociali. Ma ora mi trovo in una fase della mia vita in cui trovo più facile stare in mezzo alla gente, e questo è davvero fantastico. In realtà, ho sempre desiderato essere un’estroversa, e forse è arrivato il momento di diventarlo». Da parte nostra, non abbiamo alcun dubbio riguardo alle sue chance di riuscirci. Hunter Schafer può diventare qualsiasi cosa.

Questo articolo lo trovate su Vogue Italia, Giugno 2024

In apertura: Hunter Schafer indossa un bolero ricamato GIORGIO ARMANI e occhiali da sole SWAROVSKI.

CREDITI:

PHOTO Ethan James Green
STYLIST Dara Allen
HAIR Sonny Molina
MAKE-UP Aaron de Mey
SET DESIGN Dylan Bailey
LIGHTING TECH James Sakalian
PHOTO ASSISTANT Jeremy Gould, Kaitlin Tucker
DIGITAL TECH Noah Esperas
STYLIST ASSISTANT Fern Cerezo
MAKE-UP ASSISTANT Brian Dean
PRODUCTION Casa Projects
VOGUE ITALIA HEAD OF EDITORIAL CONTENT Francesca Ragazzi
VOGUE GERMANY HEAD OF EDITORIAL CONTENT Kerstin Weng
GLOBAL CREATIVE DIRECTOR Raul Martinez

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Qui di seguito trovate lo stesso articolo nella sua versione inglese

On the cover of Vogue for the first time, Hunter Schafer is a whirlwind of creativity. And while her career as an actor has taken her beyond trans teen roles, like that of Euphoria, she’s exploring her love for writing, fashion and drawing.

“I love this fashion shoot. I think it’s one of my favourites I’ve ever done.” When Hunter Schafer gets excited about something, her enthusiasm becomes almost palpable. As she speaks, she bursts into sudden exclamations and in her eyes is a sincere and contagious excitement that can be glimpsed in the faces of children. “It’s also kind of serendipitous that it happens to be my first Vogue cover. And I got to do it with my friends, Dara, Ethan, Sonny and Fern, who I’ve known since I was a teenager. Their presence on set helped me feel really safe.” Schafer is referring to stylist Dara Allen, her assistant Fern Cerezo, photographer Ethan James Green and hairdresser Sonny Molina. For this Vogue cover, she and the rest of the team travelled to New Jersey and shot in a mid-century house. The images, which capture the actress seemingly engaged in household activities, almost look like stills from a movie and represent precisely the type of creative crossover that Schafer finds particularly congenial.

Born in 1998 in North Carolina, with two younger sisters and a brother, ever since she was a teenager Schafer has stood out for her activism. At just 17, she was the youngest plaintiff in a lawsuit against a bill in her home state that, among other things, intended to ban trans students from using bathrooms that didn’t match the biological sex they were assigned at birth. Later, she wrote articles for Teen Vogue about the social battles being fought by trans teens and her personal experience of beginning to transition at 14. After graduating she began working as a model and then, at the age of 19, with no prior acting experience, auditioned for the role of Jules Vaughn in Euphoria, and managed to get the part. The HBO series, which realistically and sensitively portrays the world and psychological challenges faced by Gen-Z, has achieved cult status, and fans particularly appreciated Schafer’s portrayal of the non-conformist Jules, who falls in love with the drug addict Rue Bennett (Zendaya).

When filming for the second season of Euphoria was suspended due to the pandemic, Schafer began contributing to the script as well. Together with series creator Sam Levinson, she wrote an episode partly inspired by her own personal life experiences. “It was so fulfilling,” she recalls. “It made me fall in love with writing.” In 2022 she directed two music videos and also began dedicating herself to set design. For someone who always hated school, Schafer actually seems like a quick study. But what is her way of approaching these disciplines that are so new to her? “I have to observe and work alongside professionals”, she explains. “I don’t feel like I could have been prepared to just jump into directing my first music video a few years ago without having been so close to the creators of Euphoria for the first two seasons. Sam Levinson was my mentor, he showed me how everything worked. It was like free school for me. It was a lot of work, but when the time came, I just knew I was ready to jump in. The same thing goes for writing. I could never have just started without first cutting my teeth. I’ve spent years now reading scripts, trying to understand how they work. It’s about spending time with different kinds of work and gradually absorbing the skills needed to do it.”

Also for Cuckoo, the horror film by German director Tilman Singer in which she has her first leading role in a feature film, Schafer had to develop new skills, learning, among other things, to play the bass, to express herself using sign language and to handle a butterfly knife. In the film, in which she plays Gretchen, a 17-year-old American forced to move with her father and his new family to a holiday resort in the German Alps, the actress also had the chance to do something she especially loves, scream at the top of your lungs: “Acting is like the only situation in which it’s socially acceptable”, she says. “And in a horror movie you scream a lot. It’s very physical, actually. I just start screaming and see whatever that does to my body. It’s like your body is just doing stuff on its own.”

During the film’s premiere, this past February, at the Berlinale, Schafer “launched” a look from John Galliano’s S/S 2024 Haute Couture collection for Maison Margiela, one of the most acclaimed of the season. The ensemble consisted of an off-the-shoulder top, a floral corset and a long, fringed skirt. “I loved that corset, but putting it on wasn’t easy,” she confesses. That may be true, but she didn’t show the slightest trace of discomfort when she walked the red carpet at the Berlin Film Festival: she had an elfin, out-of-this-world look as she gave herself over to the photographers in front of the Berlinale Palast, her arms wrapped around her chest just like the Margiela model during the Parisian fashion show where the collection debuted.

If Schafer’s look at the Berlinale was hypnotically beautiful, the ones shown off at the various premieres of The Hunger Games – The Ballad of Songbirds and Snakes, last November, courtesy of, among others, Schiaparelli, Prada and Marni, were authentic works of art. The collaboration between the actress and the aforementioned Dara Allen, a friend of hers since high school, is undoubtedly among the most creatively fruitful ones on the Hollywood scene. “After all these years, Dara and I almost always see eye to eye,” Schafer says. “But it’s still stimulating, because our aesthetic comfort zones are very different. Compared to me, she tends towards a more refined and ladylike style, particularly suited to the image of myself that I try to convey on Instagram. The real Hunter isn’t exactly the same person I present to the world. There’s a dichotomy, and I like it that way. Dara tries to elevate me, while I have a more edgy approach. We push each other in different directions.”

To say that Schafer loves fashion would be an understatement. In fact, she lives it, feels it, understands it deeply. It is, however, a relationship that has evolved over the years: “It used to be what I woke up for, it was my lifeblood”, she says. “Even just putting together my outfits to go to school or something, I took it very seriously. Just because I didn’t really want to be in North Carolina and in high school and no one cared about fashion that much. Today, my work has led me to have a constant rapport with fashion, and I’ve developed this kind of really nonchalant relationship with it. Of course, I get to care deeply about looks that I put together for red carpets, but in my everyday life, I don’t feel the pressure to make it look like I care about fashion every day because it’s taken for granted. I don’t feel like I have as much to prove at this point. It’s more about having fun with fashion when it’s time to have fun and then being comfortable when it’s not.”

Schafer recently moved to Los Angeles and is currently busy furnishing her new home (at the time of our interview, she’s also looking after her sister’s cat). For her, who as a model got used to living out of a suitcase, having a place all to herself is a new sensation: “When I come back from a trip, I really feel at home, which didn’t happen when I was renting, in New York,” she says. But, while her private life is characterised by a quiet domestic routine, her professional life is in full swing. Kinds of Kindness, the new film by Yorgos Lanthimos, which is expected to arrive in Italian cinemas in June, will see her act alongside Emma Stone and Willem Dafoe, while in Mother Mary, which doesn’t have a release date yet, she will flank Anne Hathaway. “Euphoria was at the centre of my career for so long…” she observes. “And now I just have enough time to shoot the third season. But it’s exciting that it’s all kind of lining up at the same time.”

Meanwhile, Schafer also found ways to deepen her relationship with writing. “Up until now, I’ve limited myself to seeing what projects are offered to me or where I’m offered a chance to audition, but I think it would be really interesting to create an opportunity for myself,” she says. She reveals that she has a long list of topics that, collected over the years, she’s trying to rework into a form that will allow her to show them to others, but she doesn’t want to share any details: “It’s to protect my ideas,” she explains. Regardless, she recently admitted to being tired of getting offered roles mainly for trans people and not wanting to limit her acting skills to the latter. And, since she really doesn’t like being boxed in, she won’t rule out the possibility of pursuing a career in fashion. Years ago, she applied to the prestigious London design school Central Saint Martins and got accepted, but then she landed the role of Jules in Euphoria and gave it up. “I’m riding the acting wave and having fun with it,” she says. “But if ever the wave ends, I would love to apply to Central Saint Martins again or do an apprenticeship with a fashion design studio, and then start my own label. It’s something I dream about all the time”.

Acting, writing, directing, fashion, drawing (yes, she can do that too): different disciplines that for Schafer are in relationship to each other. “I feel like they’re all connected and play into one another,” she says. “Filmmaking is kind of an amalgamation. If I’m an actor in a film or a producer, I feel like I can contribute what I know about fashion, about drawing or about storyboarding. Similarly, if I ever were to start a label and wanted to be a creative director, I could use my experience in filmmaking and creating images, which, especially today, would be particularly useful, considering that the image that a brand puts forth is made up of so many aspects.” A self-taught multi-hyphenate, Schafer reveals herself to be thirsty for knowledge even in the academic sphere: “Sometimes, I imagine going back to studying,” she says. “Of course, going to art school or fashion school could be stressful, because you have to be very focused on your output. There’s other parts of me that would love to study the sciences or humanities, to better understand the world we live in”. There was a time when having to go to school every day weighed on her, but now she wishes she could go back: “I wish it was later in your life that you actually go to school,” she says. “Or even maybe just later in the day. I hated having to wake up so early.”

Schafer describes herself as a girl suffering from hyperactivity: “I used to have a bad relationship with sleep,” she reveals. “There was so much energy inside of me that sleeping was a problem. I just couldn’t turn my brain off. I’m really serious, it was not abnormal for me to go two nights without sleep. It really messes with your brain. Now I have super cool sleep medication that changed my life.” But what is the force that sets all this energy in motion? “Inspiration,” she replies without hesitation. “I think I’m just constantly inspired. It’s a feeling I’ve always had ever since I can remember. Just seeing other people’s work and being impacted by it ultimately has just always made me want to do the same thing. It’s just like an inherent feeling I’ve always lived with.”

But when we ask her what figures inspire her, the answer is less direct: “More than a fan of people, I tend to be a fan of their work, because of what it represents,” she says. She says that, during her school days, her biggest source of inspiration was the fashion blogger Tavi Gevinson, founder of the teen magazine Rookie, which she worked for when she was in high school. As for the world of cinema, she mentions the British screenwriters and actresses Phoebe Waller-Bridge and Michaela Coel, the creators of two acclaimed TV series, Killing Eve and I May Destroy You, respectively. In Mother Mary, moreover, Schafer acts alongside the latter. “And then there are my friends,” she adds. “I have a really beautiful friend circle and most of them are artists. A lot of them are musicians, and I really appreciate music. I have a harder time understanding it, because it’s not as visual or tangible, but I love it.” What music is she listening to at the moment? “I think Beyoncé’s Cowboy Carter album is just incredible,” she says. “I wasn’t expecting to be impacted by it, because I’m not a big country music person, even though the record is genre-bending. But still, when I heard it for the first time, I had like this revelation and since then it’s been my soundtrack every day. I swear to God, it elevated my quality of life.” And as she says these words, her characteristic enthusiasm reappears.

There’s one more question. Does Hunter Schafer, who seems to find something to be excited about wherever she looks, consider herself more of a social butterfly or a lone wolf? “It’s changed over the years,” she replies. “I used to be an incredibly anxious person, and I still am, but much less so than I used to be. There was a period when I was convinced I was hopelessly introverted, that I wasn’t suited for social interactions. But now I’m in this new phase in life where I find it easier to be around people, which is really nice. I always wanted to be an extrovert, so maybe it’s time for me to be that”. For our part, we have no doubts about her chances of succeeding. Hunter Schafer can be whatever she wants.

Fonte: Vogue Italia

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